Anti-Burocrazia (alle Giubbe Rosse)

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Grazie alle Giubbe Rosse per l’invito, e grazie alla presidente del 1 Municipio Sabrina Alfonsi per avermi fatto ricordare che anch’ io, come lei, impostai la mia campagna elettorale da sindaco sulla riforma della macchina comunale. Era il 1995, la prima volta che Pesaro eleggeva un sindaco direttamente. Un tema che, se non è solo invocazione di cambiamento ma progetto concreto e circostanziato, è tutt’altro che indifferente per la conquista del consenso dei cittadini che allora come oggi sono stanchi di parole e hanno fame di fatti.
Grazie anche al nostro moderatore che ha avuto la gentilezza di ricordare il lavoro fatto con il Forum del PD sulla Pubblica amministrazione. Lavoro che ho condiviso con altri qui presenti come Guido Melis, Paolino Madotto, Alessandra De Santis, Giuseppe Beato. Mi pare che alcuni echi di quel lavoro si ritrovano anche nell’azione di Governo della ministra Madia.
Io non sono uno storico della pubblica amministrazione e può sembrare irriverente verso Guido Melis che lo è, cominciare il mio intervento con un riferimento storico.
Penso che uno dei più grandi meriti del governo di unità nazionale conseguente alla Liberazione ( sto curando un progetto per il Gruppo del PD alla Camera sul 70° della Liberazione) fu l’amnistia. Non solo per una idea, giusta, di riconciliazione nazionale, ma per aver impedito con quella scelta che alla dissoluzione del fascismo facesse seguito la dissoluzione dello Stato nella sua impalcatura amministrativa. Sostanzialmente, grazie a quella scelta, con un forte cambiamento istituzionale e politico ma con una sostanziale stabilità amministrativa, fu possibile dare vita ad una performance nazionale sul piano democratico ed economico straordinaria parlo degli anni 50 e 60 trainata da imprese pubbliche di notevoli dimensioni e importanza. Bisognerebbe chiedersi che cosa accadde poco dopo per capire come si ruppe quel meccanismo virtuoso, ma ci porterebbe fuori strada.
Uno dei difetti principali dell’intervento americano in Iraq, invece, fu quello di aver consentito che alla caduta di Saddam corrispondesse anche il dissolvimento dell’esercito e dell’apparta statale che oggi si sta cercando di ricostruire faticosamente e sotto la pressione di un incomodo non da poco: l’ISIS.
Ho voluto cominciare così perché quando tutti parlano di cambiamento se si tratta della burocrazia bisogna ricordarsi che c’è anche un valore rappresentato dalla stabilità. Diffidare da chi predica di voler buttare tutto per aria perché in questa materia o non ci riesce o fa danno.
Ma anche il cambiamento è un valore. Diceva Einstein : No, non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose…potremmo aggiungere e con le stesse persone. E un’altra citazione per noi importante è quella riferita a Turati che diceva: le tramvie le abbiamo fatte per trasportare i lavoratori non per gli autisti che guidano i tram. Il cambiamento nella burocrazia è un valore e va orientato verso la centralità del servizio al cittadino, contro ripetitività e autoreferenzialità.
In mezzo a questi due valori, stabilità e cambiamento, solo apparentemente contrapposti, ci sta il ruolo della politica. Il primato della politica che oggi viene molto agitato e rivendicato a gran voce. Ma quando si tratta di burocrazia e pubblica amministrazione non basta dire primato della politica, come se volesse dire datemi le mani libere perché possa fare quello che mi pare. Sarebbe bene parlare di un primato della politica responsabile che quando decide di fare le riforme, anche le più radicali, deve rendersi conto delle conseguenze che mette in moto lungo tutta l’impalcatura della amministrazione del paese e deve rispettare ruolo e professionalità della burocrazia. Altrimenti la politica diventa un’altra cosa molto più pericolosa e aperta a rischi a noi troppo noti: invadenza di competenze, favoritismi, negazione del merito, corruzione.
Prendiamo la riforma relativa alla abolizione delle province per come le abbiamo conosciute e alla istituzione delle città metropolitane. Una riforma che io condivido. In agosto 2014 la SWG registrava un forte consenso alla istituzione delle città metropolitane. Il picco più alto pari al 47% di “molto favorevoli” si registrava a Bologna. Io, leggendo quello che dice sui giornali il nostro sindaco di Bologna, ho la chiara sensazione che se rifacessimo oggi quel sondaggio le cose non andrebbero altrettanto bene per la riforma. Allora non basta annunciare e approvare una riforma importante e molto popolare fra la gente ( c’è stato un periodo che se volevi un applauso dovevi dire che eri per l’abolizione delle province come oggi devi dire che sei per azzerare i contributi ai gruppi politici nelle regioni). Il cambiamento vero è un’altra cosa è quello che ad una riforma fa seguire tutti gli atti coerenti necessari a farla funzionare in termini di compiti, risorse, personale ecc. Altrimenti le aspettative ti tornano addosso e alimentano in breve tempo lo scontento e la sfiducia e per quanto riguarda quella riforma evidentemente qualcosa non ha funzionato. Le riforme o sono autoapplicative, nel senso che se in questa tavola la riforma consiste nel buttare uno dei bicchieri, si fa e basta e ci si organizza con quelli che restano, ma se non possono essere autoapplicative e comportano un processo allora devi curare che ogni pezzo vada al suo posto altrimenti l’amministrazione si paralizza e ti blocca. Insomma la burocrazia è una cosa seria altro che no! Da lei dipende che ciò che decide la politica sortisca gli effetti annunciati e quindi non la devi demonizzare ma la devi guidare con mano ferma e trasparenza d’intenti.
Analogamente va trattato il tema della semplificazione. Chi non è d’accordo a semplificare. Ma la demagogia sulla semplificazione è pericolosa perché rischi di fare più danni che benefici e spesso perseguendo la semplificazione con norme e leggi va a finire che le cose le complichi. Molte delle cose che si dicono di voler fare in verità si possono già fare, il fatto è che bisogna pazientemente organizzare i fattori che consentano che accada. E’ dunque per lo più un problema di organizzazione e di assunzione di responsabilità che va incentivata, valutata, premiata.
Ad esempio, io sono presidente di una Fondazione che beneficia dei contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo. Quest’anno è stata fatta la riforma del FUS e chi ha riformato credo volesse anche semplificare. Ebbene la piccola ma capace struttura amministrativa della Fondazione Rossini ha dovuto lavorare per tutto il mese di gennaio per poter fare la domanda. Un mese di lavoro per fare una domanda, non vi dico la carta che si è resa necessaria alla faccia del web e stendo un velo pietoso sul fatto che una istituzione che accede al FUS da decenni sia costretta tutte le volte a rimandare lo statuto e tutte le altre pezze identificative che ovviamente sono già nella disponibilità del ministero.
E’ uno dei tanti esempi possibili. Noi tendiamo a proclamare la semplificazione e per dimostrare che lo facciamo sul serio mettiamo in opera altre norme che spiegano e correggono quelle precedenti. E così l’apparato normativo si gonfia a dismisura, aumentano le occasioni per dire non ho capito e quindi non decido oppure per avere più discrezionalità nelle decisioni. La semplificazione in verità è prevalentemente legata alla organizzazione delle procedure non alle norme. Ma questo è meno vendibile è meno appariscente anche se è molto più efficace.
Vado velocemente a concludere. Quali sono dunque i nodi da affrontare per passare ad una svolta positiva nella burocrazia:
1 La dirigenza. E’ forse quello principale. I dirigenti sono troppi ? certamente c’è stata una insensata corsa alle promozioni. Sono poco preparati? Certamente c’è stata anche per un malinteso utilizzo delle norme messe a disposizione dalle leggi degli anni novanta una tendenza alla scelta del dirigente a prescindere dal merito, per vicinanza politica, famigliare, amicale. Ma l’origine dei problemi sta nella selezione. Non dico che va impedita la scelta di “chiamare “ un dirigente senza passare per un concorso. Ma quello che non è accettabile è che la selezione non avvenga in modo trasparente. Che quando si cerca un dirigente anche a “chiamata” non siano resi pubblici i requisiti che si vogliono riscontrare nella figura che si va scegliere, che a fronte del curriculum da rendere trasparente del prescelto non possa esserci in modo altrettanto trasparente l’opposizione da parte di un altro candidato che in modo trasparente ritiene di avere un curriculum migliore. Mi auguro che nella riforma che si va a definire con la legge delega in discussione al Senato questi aspetti vengano ben definiti. Nella riforma ci sono poi proposte foriere di possibili effetti positivi importanti come il ruolo unico della dirigenza della Repubblica, delle regioni  e delle autonomie, in modo tale che sia più facile agire sulla leva della mobilità che è unostrumento fondamentale di ogni riforma della pubblica amministrazione.
2 La tecnologia. La legge Fornero sta facendo alla Pubblica Amministrazione un grave danno. Noi abbiamo bisogno di ringiovanire. Di far entrare nella pubblica amministrazione una nuova burocrazia che non vede la tecnologia come una macchina ma come una nuova forma mentis cui orientare l’organizzazione del lavoro. E’ un passaggio d’epoca che va fatto sul quale siamo in ritardo e il ritardo della pubblica amministrazione sul piano della organizzazione nuova e tecnologica del servizio comporta un ritardo anche dei cittadini e delle famiglie. Siamo fra gli ultimi in Europa per l’accesso quotidiano ad internet in famiglia. Ma perché dovremmo farlo se pagamenti, servizi, ricerca dati sono ancora molto difficili se non impossibili attraverso la rete della pubblica amministrazione? Per pagare le tasse in Italia una impresa spende 269 ore in Europa la media è 179. Sono tanti soldi e in gran parte dipende dalla organizzazione del servizio e non dalle norme fiscali.
3 La Trasparenza. Mettere tutto in rete non è trasparenza. Fare in modo che tutto sia facilmente accessibile si. Non invento niente se dico che la comunicazione anche quella on line risponde a delle tecniche e una enormità di notizie equivale a nessuna notizia, anzi è il modo per nascondere la notizia importante. Ma la trasparenza è anche la difesa e l’implementazione della legge Severino contro la corruzione ed è la necessità di un sistema efficiente di valutazione delle performance delle strutture e dei dirigenti.
Eppur si muove. Recentemente scrissi sul mio blog che 1000 giorni di questo governo mi sembravano un tempo giusto per passare dalle annunciazioni miracolistiche ad una strategia concreta di riforma delle pubbliche amministrazioni. Il tempo passa e forse bisognerebbe stringere di più. Però penso ad esempio che aver chiuso la stagione pessima di Mastrapasqua all’INPS con la nomina di un nuovo presidente e di un nuovo direttore ed ora mettendo in cantiere una nuova “governance” sia un fatto di grande rilevanza. E’ vero che i dipendenti dell’INPS sono appena 34000 contro i 3.200.000 di tutta la PA, ma è anche vero che si tratta di un ente che gestisce un bilancio secondo solo a quello dello stato: 370 miliardi di euro. Aver chiuso con una gestione che noi dal Forum PD combattemmo apertamente incontrando un muro di gomma non solo nel centro destra , mi pare una gran bella cosa. Che finalmente con il ministro Orlando si sia passati da una stagione in cui tutti parlando di giustizia ci riferivamo al penale ad una fase in cui viene dato il giusto rilievo alla giustizia civile e agli effetti che il suo funzionamento ha nella competitività del paese e nei diritti di cittadinanza lo trovo un fatto altrettanto importante. Che si cerchi di tenere ancorato il nuovo disegno istituzionale con una riorganizzazione degli uffici decentrati dei ministeri è un’altra cosa da noi del Forum sempre sottolineata come una strada maestra da percorrere per fare le cose sul serio. Non ho invece ancora capito bene se la riforma della scuola oltre ad un ruolo più incisivo dei dirigenti scolastici in funzione dell’autonomia scolastica e un assorbimento del precariato si porterà dietro una vera riforma del molloch rappresentato dal Miur. Le incertezze sul Titolo V con un errato, a mio parere, ritorno centralista, non mi fanno ben sperare. Infine trovo molto positivo il ruolo assunto da Cantone e tutto il lavoro che si va definendo sull’anticorruzione. Con l’Expo eravamo a terra, sembrava dovesse saltare tutto, invece il primo maggio partirà con la speranza che sia un vero successo. Per queste cose è legittimo vedere il bicchiere mezzo pieno. Ad agosto un sondaggio SWG chiedeva ai cittadini un parere sulle linee appena pubblicate di riforma della PA. Mi impressionò non tanto che ai vertici dei giudizi ci stesse tutto quello che era “in negativo” ma che il rinnovo del contratto e lo sblocco del turn over fossero rispettivamente all’ultimo e penultimo posto con percentuali del 4 e 7 %. Eppure da un nuovo contratto e da un rapporto corretto con la rappresentanza dei lavoratori bisognerà tornare a passare per fare cose serie.

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