DIARIO DELLA CRISI DOPO IL VOTO DEL 4 MARZO

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3 marzo 2018 : “Penso che contrariamente a quanto leggo spesso, la mia campagna elettorale è stata bellissima. Ho scoperto che i miei candidati Beatrice, Donatella, Daniela, Ettore, Paride, Peppino sono persone bellissime. Ho sentito la fresca libertà di un voto che posso dare senza turarmi il naso.
Tutti hanno giocato su una qualche paura. Io no. Liberi e Uguali No. A me piace la gente. Amo il popolo perché amo la democrazia. Amo l’idea di far crescere la sinistra di domani. È difficile ma è necessario. Buon voto e dal 5 marzo si riparte per tornare a dare voce al mondo del lavoro”.
5 marzo La conferenza stampa di Renzi dopo il voto: “ ho sentito nell’ordine
1) un attacco a Mattarella che mi ha impedito di andare a votare quando volevo io.
2) un attacco a Gentiloni ( e i suoi supporters) che ha imposto una campagna elettorale dove non si è parlato dei miei successi ma di tecnicalità.
3) Una irrisione di Minniti ( un po anche di Ricci ) che a Pesaro ha perso con un “impresentabile”
4) Un attacco alle minoranze interne che volevano subito le sue dimissioni: con Mattarella parlo io, cominciamo a parlare di successione dopo i nuovi assetti parlamentari, non mi dimetto nei fatti ma anticipo il congresso.
Evoluzione naturale del PDR e progetto del PD originario definitivamente archiviato.
Cordiali saluti.”
7 marzo Quello che ancora spero: “Sto pensando che per ora la questione PD, cui sono ovviamente interessato perchè mi interessa il mio paese, sta evolvendo esattamente come l’avevo prevista. Il PD sotto il 20, la reazione di Renzi del tutto coerente con la sua segreteria e la trasformazione del PD in PDR, il dibattito sottotraccia che si apre, le prime defezioni dal sostegno al segretario ( che lui certamente aveva messo in conto e ha chiaramente cercato). Ora la iscrizione di Calenda. Se andasse in porto una sua leadership nel PD sarebbe una cosa utilissima. La definitiva trasformazione del PD in un partito lliberal democratico, dove Rutelli per dire si sentirebbe a suo agio, e anche Gentiloni financo la Bonino e Prodi. Non potrebbe essere il mio partito ma sarebbe una cosa buona per l’Italia. Significherebbe riportare all’ovile molti liberal democratici che stanno a destra e che sotto Salvini non credo stiano benissimo. In secondo luogo a chi nel PD ha una cultura di sinistra di matrice socialista e vicina al mondo del lavoro in genere la domanda: lo facciamo o no un nuovissimo partito della sinistra europea senza illuderci su vecchie formule ? Questo contribuirebbe a fare chiarezza anche nell’elettorato dei 5Stelle dove come dicono i flussi è confluito gran parte del voto in fuga dal PD. E’ quello che intendevamo dire facendo Liberi e Uguali. Non siamo partiti bene, anzi non siamo nemmeno partiti, ma il bisogno politico c’è e attende risposta. Intanto vediamo e un pochino speriamo.
21 Marzo : Prima innalzano l’inno al mercato, tutto deve essere merce, guai a frapporvi concetti come etica, uguaglianza, privacy, libertà da…, diritti; poi si accorgono che hanno trasformato in merce anche il voto politico e se i conti non gli tornano si stracciano le vesti. Poveracci!
24 Marzo : I due ragazzi fanno politica, altroche’… Il vecchio incassa colpi e ormai anche FI non gli risponde più… fino qui era abbastanza facile. Adesso si comincia davvero
4 Aprile Di Maio per ora non ha sbagliato niente. Quindi o gli ha fatto male il pranzo di Pasqua. Oppure ha scelto il voto presto non dando alla sinistra il tempo di riorganizzarsi. Oppure ancora punta sulla paura del PD per il voto e lo spinge a sostenere un governo con il blocco di centro destra.
6 Aprile: Chiusa la prima fase delle consultazioni. Probabilmente bisognerà aspettare le elezioni regionali e amministrative del 10 giugno per vedere la nebbia diradarsi.
Quello che impressiona è il permanere di un riflesso maggioritario nei comportamenti dei partiti in un quadro chiaramente proporzionale. Questo quadro riconduce l’azione muscolare dentro al primato della azione politico parlamentare.
1 si parla di premier battezzati dal voto popolare quando è palese che con questo sistema gli elettori hanno fatto il loro dovere dando al paese un quadro parlamentare legittimato a decidere. Niente di meno ma nemmeno niente di più.
2 Le stesse coalizioni elettorali sono appunto fatto elettorale e senza scandalo dovranno fare i conti con la scomposizione e ricomposizione che l’obiettivo di dare il Governo al paese impone.
3 Non c’è nessuno “condannato” all’opposizione perché fino a quando non c’è maggioranza non ci può essere un destino già scritto di opposizione.
4 compito dei partiti è dare ora un governo al paese e il Governo in questo concreto contesto sarà quello che si può non quello che si vuole.
5 il Potere di indicazione del Presidente della Repubblica è amplissimo e tutti sono tenuti a tenerne conto.
Un sistema che ha al centro il Parlamento funziona così per fortuna.
Chi pensa di giocare in modo diverso lo fa sulla pelle del paese e cercando di forzare le funzioni dei diversi livelli istituzionali.
A me questo sistema piace. Mi da sicurezza. Può ridare un senso alla politica e ai partiti. Può produrre cambiamenti programmatici veri e non effimere comparsate di un uomo solo al comando. Fa fare a tutti un bagno nel rispetto per chi in campagna elettorale è stato l’avversario. Fa cambiare i toni e i comportamenti.
Se anche i media dessero una mano a far capire le logiche politiche nel sistema proporzionale farebbero una cosa utile. Parole come trattativa, intesa, compromesso possono riprendere significato e sarà un bene per il paese.

12 Aprile: Ecco io penso che forze di sinistra che hanno preso una botta incredibile dovrebbero avere almeno l’umiltà di “andare a vedere le carte” di una proposta ancora abbozzata ma che almeno prova a mettersi all’altezza della radicalità di ciò che accade nell’economia e nella società. Senza una svolta vera il SUD è perso e con il SUD la possibilità dell’Italia di continuare a coltivare un serio progetto europeo dove serio vuol dire da paese guida e non da paese servente. Questa battaglia come altre finirà in mano alla destra e noi saremo solo spettatori. Intanto, se vi va, leggete questo articolo.
“Effetto Lega, il Sud vuole l’ autonomia
Questione meridionale Insediato il comitato promotore per il referendum «Abbiamo esigenze diverse dal Nord. La moneta unica? Meglio un euro B»
Carlantonio Solimene c.solimene@iltempo.it La voglia di autonomia sbarca anche a Sud. No, non è l’ effetto dell’ allargamento della Lega di Matteo Salvini nel Mezzogiorno. Piuttosto una «reazione» ai referendum autonomisti andati in scena in Lombardia e Veneto lo scorso ottobre 2017.
Fu in quei giorni, infatti, che l’ ex governatore della Campania Stefano Caldoro lanciò quella che, al momento, sembrò una provocazione: «Ora tocca a noi, è nel nostro interesse». In realtà Caldoro aveva preso le mosse da una frase del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, che nell’ annunciare il suo sostegno alle richieste delle Giunte di Lombardia e Veneto si disse sorpreso perché «un referendum per l’ autonomia avrebbe molto più senso per le Regioni del Sud».
Poi il tema era finito nel dimenticatoio, lasciando spazio nell’ agenda alle elezioni Politiche. Ma, complice il risultato delle urne che ha reso plastica la spaccatura del Paese tra un Nord filoleghista e un Sud grillino, la questione meridionale è tornata d’ attualità. Così ieri, nello storico caffè «Gambrinus» di Napoli, è stato presentato il comitato referendario per l’ autonomia e l’ istituzione della macroregione del Sud. A farne parte due noti esponenti del centrodestra (oltre a Caldoro il senatore Gaetano Quagliariello) e una rete di associazioni civiche come Federazione Movimenti di base di Sergio Angrisano, Insorgenza Civile di Nando Dicè, Primavera Irpinia di Sabino Morano e tante altre.
A capo del comitato, invece, c’ è il giornalista Alessandro Sansoni, che spiega: «Tutti credono che il Sud abbia votato in massa per il M5S per il reddito di cittadinanza. La verità è che a essere bocciata è stata la proposta dei vecchi partiti, considerati ormai inadeguati. Allora questo referendum ser ve soprattutto per riaprire un dibattito e fare buona politica».
L’ obiettivo è raccogliere 500mila firme entro l’ estate per ottenere i referendum nelle varie regioni. Con due quesiti: uno sull’ autonomia (permesso dall’ articolo 116 della Costituzione) e uno sull’ istituzione della macro regione (articolo 117). «Perché il Mezzogiorno ha bisogno di muoversi come blocco unitario pur nelle sue differenze».
Ma per cosa sarebbe usata l’ autonomia? I primi passi sarebbero l’ istituzione di un’ Agenzia per gli Investimenti nel Mezzogiorno e la configurazione del Sud come un’ unica «Zona economica speciale». Obiettivo, de tassare gli investimenti e la redditività degli stessi per attrarre risorse e rilanciare l’ economia. Nel periodo medio -lungo si punta a ridefinire l’ intero status del Mezzogiorno in seno all’ Unione Europea, non solo per quanto riguarda la gestione dei cofinanziamenti comunitari ma anche riguardo le problematiche emerse con la moneta unica. «L’ euro – spiega San soni – va bene per il Nord che si confronta con la Mitteleuropa. Per la nostra economia, che si confronta con Tunisia e Marocco, ci vorrebbe una moneta diversa, un “euro B”».
«La proposta della macro regione del Sud – ha aggiunto Gaetano Quagliariello – è anche un atto d’ accusa rispetto al modo in cui sono state gestite finora le Regioni, a cominciare dallo scandalo del frequente mancato impiego dei fondi strutturali». «Si tratta di una prima risposta – ha concluso – che non ha la pretesa di essere esaustiva ma che può rappresentare il volano per quella svolta che il Mezzogiorno attende da tempo e che il campanello d’ allarme suonato alle elezioni ha reso improcastinabile».
La proposta di legge per l’ istituzione dei referendum è stata già depositata da Stefano Caldoro nel consiglio regionale campano. Ora tocca agli altri territori. L’ orgoglio meridionale è pronto a scaten
13 Aprile: Ieri al Quirinale si è visto un delinquente buffone parlare con i giornalisti dopo aver incontrato il mio Presidente della Repubblica. La cosa non mi fa ridere.
19 Aprile: Non sono il più competente di cose che riguardano il centro destra ma se Salvini non da il colpo finale a Berlusconi sarà Berlusconi a trovare un sicario per far fuori lui.

21 Aprile Si convoca l’Assemblea di Art1MDP: Bene. Nella politica come nella vita la differenza la fa la capacità e la forza di ripartire dopo le sconfitte più dure. Tutto il campo della sinistra è chiamato a chiedersi oggi quale è la sua funzione nazionale e quanto meno europea dopo un voto che chiude una fase durata 30 anni. Ci vuole passione, ci vogliono idee ma soprattutto a mio parere aderenza alla realtà concreta e concretezza nella ricerca di risposte. Proviamoci.

23 Aprile: Dunque riepiloghiamo:
1) la mucca o toro che dir si voglia che occupa il corridoio è la destra ( non i 5 stelle). Si vedrà anche in Friuli. E se si torna al voto è la destra che vince.
2) i 5stelle non avendo mai preso in considerazione l’idea di avere un potere coalizionale mostrano tutta la loro fragilità in un sistema prevalentemente proporzionale.
3) la sinistra non può in alcun modo avantaggiarsi di questa situazione se non ha la forza di azzerare quel poco che è rimasto per metterlo dentro ad un progetto di profonda rigenerazione.
4) intanto bloccare lo scivolamento a destra sarebbe necessario e probabilmente (ma non ne sono certo) la ricerca che attende la sinistra non passa per un tirarsi fuori ma per un mescolarsi e su questo il popolo della sinistra ha già indicato con chi questo mescolamento possa essere più “naturale”
5) da ultimo dopo la sentenza sulla trattativa stato mafia Berlusconi/Dell’Utri rimettere Forza Italia al centro dello schema sarebbe delinquenziale

29 Aprile: Proprio non gli riesce. Non gli riesce di vincere. Non gli riesce di dimettersi. Non gli riesce di chiudere l’intesa con Berlusconi. È più forte di lui. Ha la possibilità di ridare una funzione nazionale al suo partito, per quanto transitoria mente. Costringere 5stelle a scendere sulla terra. Chiudere definitivamente il ventennio Berlusconi/Dell’Utri. Ma non vuole o non può.

30 Aprile: Care compagne e cari compagni. Lasciatelo andare per la sua strada. Non è la vostra . Ogni equivoco è ormai stato chiarito in più occasioni. Realismo e dignità

2 Maggio: che dire…sta a loro scegliere che fare. Io una cosa che mi tengo da un bel po la dico e non riguarda gli attuali dirigenti. Sbagliò Bersani, e noi con lui, quando Renzi sistematicamente boicottava la direzione nazionale del partito non partecipandovi e delegittimandone la funzione con continue uscite e iniziative. Sbagliò a non prendere esplicitamente una iniziativa che troncasse quel balletto. Salvini lo ha fatto con Tosi per molto meno e devo dire con successo. Spiace vedere Orlando e Martina che conosco da tanto, più il primo che il secondo in verità, in questo impiccio di cui non portano per intero la responsabilità. Che i precedenti valgano a qualcosa. L’unità di qualcosa che è oggettivamente disunito non è un valore e la chiarezza è la condizione per tornare a svolgere un ruolo utile al paese. Oggi questo per il PD è oggettivamente impossibile.

8 Maggio : Di neutro non esiste nulla, forse il sesso degli angeli. Un “governo angelico” forse è questo che chiede Mattarella nel mezzo di una tempesta umana e sociale che soffia sull’Italia da almeno 8/10 anni. Non ci siamo proprio, o meglio siamo ancora nello stesso film di 5 anni fa. Invece che affrontare la tempesta si preferì rieleggere Napolitano ( anche quella fu una anomala prima volta) e avviare 5 anni di Governo che invece di mettere le mani dentro alle origini della tempesta ha confidato che passasse e ci si è rifugiati nel fortino degli intoccabili aggravando la situazione. E la tempesta eccola qua, tale e quale a prima. pare che Ho Chi Min usasse un vecchio detto: se entri in una capanna e vi trovi una tigre, accertati che vi sia una finestra aperta cosicché possa scappare, altrimenti ti divorerà. Con un salto triplo Maurizio Ferrini diceva “anche la natura vuole il suo sfogo”. Il PD poteva evitare questa situazione, dare sfogo alla tempesta, far partire i 5 Stelle e tenerli ancorati a terra. Ora vedremo il vortice cosa colpirà.

12 Maggio: Giornata intensa. Molti gli interrogativi. Non ancora molte le risposte. Una ricerca avviata. Del resto dopo il 4 marzo non era facile nemmeno ripartire. Questo oggi è stato fatto. La convinzione è che non c’è scorciatoia organizzativa o di comunicazione se non si lavora a fondare una nuova cultura politica comune. La strada è lunga. Sarà necessario tenere a mente che si comincia sempre da un passo e in un viaggio così non si chiede ai compagni di viaggio da dove vieni ma se possiamo andare insieme dalla stessa parte.

17 Maggio: Ho dato una letta ai punti dell’accordo programmatico fra Lega e 5 Stelle
premessa 1: non mi era mai capitato che si potesse seguire in modo così trasparente la formazione di un governo a partire da una centralità sull’accordo relativo ai programmi. Lo ritengo un fatto nuovo e molto positivo. Si dice che questo “imbrachi” il futuro Presidente del Consiglio ma io non lo credo. La gestione di un programma è un fatto che lascia poi comunque margini di autonomia molto alti. I sindaci che si candidano devono prima depositare il loro programma e ciò non toglie che siano poi molto autonomi nella gestione.
premessa 2 : leggo i “giornaloni” con i loro giudizi fra lo sberleffo e l’ironico. Vorrei ricordare che se i cittadini italiani amassero l’Europa così com’è; le imprese che esportano festeggiassero ogni volta che si mettono sanzioni alla Russia; i cittadini fossero entusiasti della immigrazione; gli stessi godessero al sentire il nome Fornero; i giovani fossero entusiasti di non avere una misura sociale di protezione; allora semplicemente non avrebbero dato il 51% dei voti validi a Lega e 5 Stelle.
Giudizio: il programma che si va delineando è un programma dove l’impronta materiale della Lega è molto più forte rispetto a quella che ci si poteva aspettare. Si sente il peso del Nord, delle imprese del Nord: Flat tax, eliminazione delle sanzioni alla Russia, No alla patrimoniale e Si ai voucher. Immigrazione, campi Rom e poi controlli più stretti a chi viene in Italia e guida con patente straniera e ovviamente l’immagine è quella del camionista dell’est europeo. Vorrei che si notasse la stretta connessione con interessi materiali molto individuabili e forti che mi fanno dire che Confindustria ha dialogato intensamente nella stesura di questo accordo.
Ai 5 Stelle si possono maggiorente ascrivere scelte molto complicate nella loro attuazione come il reddito di cittadinanza e una blanda definizione del Conflitto di interessi ( altro risultato della Lega e di Confindustria).
Ciò che si dice sulle pensioni, altro nodo centrale, è effettivamente da applausi e speriamo che si possa fare presto, mentre sul giudizio fortemente negativo verso questa Europa ci si poteva aspettare qualcosa di più; altro segno di quanto sia pesato il mondo industriale del Nord tanto legato alla motrice tedesca che non può permettersi troppe tensioni con i padroni dell’Europa.
Qui c’è tanta destra ma di quella destra popolare che sa guardare concretamente alla gente. Se partono possono entrare in crisi presto per tante ragioni ma le basi potrebbero essere più solide di quanto si pensi.

28 maggio : Se come pare scontato a portarci al voto sarà “Cottarelli mani di forbice” sarà evidente che si vuole portare il paese a scegliere fra due destre quella egemonizzata da Salvini e quella tecnocratica dell’Europa così com’è ora. Non so se si sia voluto scientificamente arrivare fin qui e a questo punto non mi interessa, comunque sono alternative non potabili e suicide per la sinistra. Urge una proposta nuova e popolare a sinistra.
Ps: Mattarella è rimasto formalmente nei limiti della Costituzione e ha esercitato quelle prerogative che il 4 dicembre 2016 si volevano indebolire. Se si insite però con” #io sto con Mattarella” gli si fa un pessimo servizio trasformandolo in un “partito” invece che in un “garante”

29 maggio : Provo ad approfondire ciò che nel post di ieri mi sembrava ancora prematuro fare.
– Il Presidente della Repubblica ha preso la pesante decisione di non consentire ad una alleanza ampiamente maggioritaria alla Camera e maggioritaria in Senato di dare vita ad un Governo fondato su un “contratto di programma”.
– L’ha fatto rimanendo FORMALMENTE all’interno delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce.
– L’oggetto del suo intervento è stato il veto al professor. Paolo Savona
– La ragione, come lui stesso aveva anticipato ai “contraenti”, la particolare attenzione che si sentiva di dover esercitare sulla nomina del ministro della Economia in virtù degli effetti che detta nomina avrebbe potuto avere sul “risparmio degli italiani” ecc.
Io ho avuto modo di conoscere seppur indirettamente Mattarella e quando fui indicato Presidente ne fui lieto.
Persona rigorosissima e capace di grande determinazione ( da ieri ho potuto apprezzare anche la fredda rabbia tipica del democristiano d.o.c) nello svolgimento dei suoi ragionamenti e delle sue azioni.
Proprio per questo mi sento libero di dire che non si possono ridurre le motivazione del suo gesto, ripeto molto pesante e anomalo, alle dichiarazioni e agli scritti del prof. Savona. Sarebbe ridicolo e addirittura irrispettoso per il suo spessore. A me è sembrato quasi il gesto di chi, a torto o a ragione, ha avvertito che il Paese ( quello che per lui è il Paese, la sua idea di Paese) fosse pericolosamente minacciato.
– Si è reso conto che, come aveva fatto notare il presidente della Regione Liguria Toti, il legame fra Salvini e Di Maio non era più un legame di “interessi” fra forze alternative per evitare di andare subito al voto (preoccupazione primaria per un Presidente della repubblica che si trova a gestire almeno l’avvio della legislatura), ma stava diventando una vera e propria alleanza strategica capace di reggere 5 anni.
– A quel punto tutte le scelte programmatiche anche le più dirompenti e incidenti sui trattati internazionali si sarebbero potute materializzare.
– Con quella maggioranza parlamentare magari con il supporto di Fratelli d’Italia avrebbero potuto fare una nuova legge elettorale ( tanto già Renzi l’aveva fatta a colpi di fiducia nel silenzio del Quirinale) e addirittura si sarebbero potuti spingere a RIFORMARE LA COSTITUZIONE, con la variante che questi sarebbero stati anche maggioranza nel paese.
Diciamo così un po provocatoriamente: tutte le libertà di manovra lasciate correre in questi anni in mano al centro sinistra, poste in mano a questa alleanza avrebbero potuto avere sviluppi che il Presidente a un certo punto ha capito di non potersi permettere.
Quindi si è determinato a prendere una decisione e sono convintissimo, ci scommetterei sopra, che lo abbia fatta con un orecchio anche:
– a ciò che potevano pensare negli USA rispetto al rapporto con la Russia, alle sanzioni ecc. nella non impossibile imminenza di un aggravamento della tensione fra USA e IRAN
– alla opinione della Merkel nel quadro del rapporto storico che lega la DC alla CDU.
Per questo complesso di ragioni ho da fare quattro appunti:
1 Il carattere tardivo di questa presa di coscienza e di questo intervento. Il Presidente poteva stoppare ben prima la situazione e non ci sarebbe stato molto da eccepire.
2 La fragilità del “pretesto” preso come aggancio cui appendere una decisione dai riflessi molto complessi e potenzialmente pericolosa.
Infatti:
3 Ora il terreno dello scontro del tutto suicida rischia di essere fra chi sta con il Quirinale e chi no, mettendo nella mischia una istituzione la cui autorevolezza sta proprio nel non essere trascinata nel mezzo del campo di gioco.
4 Le elezioni anticipate si faranno e rischiano di essere una sorta di referendum pro o contro l’ Europa.
Qualcuno potrebbe e pensare che questo sia un bene, che l’elettorato leghista e produttivo del Nord mai e poi mai seguirà Salvini in questo scontro; che questo può essere il terreno privilegiato su cui riprendono fiato i “macroniani de noantri” oggi impegnati a mangiare i popcorn. Auguri!!!
Proposte:
-Il Presidente deve fare gesti distensivi immediati e togliersi dalla mischia. Non è un monarca e non è un Papa quindi sta a lui agire verso il Parlamento e verso le forze politiche parlamentari. ( magari se dice anche ai supporters sciocchi di darsi una calmata è molto meglio)
– Bisogna votare prestissimo altrimenti staremo per mesi con lo spread sopra 250, la ragione è semplice: i soldi non hanno colore politico come a dimostrato Trump e la Brexit che a parere dei nostri soloni dovevano far crollare l’economia dei due paesi. I soldi cercano stabilità e stare per mesi nel mezzo di un referendum che rischia di avere al centro l’Europa e il Quirinale è esattamente il contrario di ciò che serve.

 

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