Il mio intervento in Aula sul Ddl anticorruzione

Signor Presidente, signor Ministro, voglio ringraziare innanzitutto le relatrici, la collega Santelli della I Commissione (Affari costituzionali) e la collega Angela Napoli, e ringrazio senza infingimenti anche i Ministri Patroni Griffi e Severino perché secondo me con il voto su questo provvedimento noi consolidiamo un importante punto di partenza nella lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione e per il rafforzamento delle politiche di legalità del nostro Paese.
Sottolineo il punto di partenza perché non c’è dubbio che molto rimane ancora da fare e se toccherà a noi, riteniamo di poter anticipare anche già da ora alcuni punti su cui riterremo di agire con un’azione più incisiva, mi riferisco al tema dell’incandidabilità per reati particolarmente odiosi, al falso in bilancio e ad alcuni aspetti delle prescrizioni per reati contro la pubblica amministrazione, e credo anche che una messa a punto migliore si possa trovare su questa questione dei fuori ruolo, non per una logica persecutoria nei confronti di figure che sono sicuramente al servizio del buon andamento delle politiche dello Stato, ma per la volontà di ricercare sempre e comunque una più netta distinzione di ruoli che è fondamentale per il buon andamento della pubblica amministrazione.
L’iter di questo provvedimento dal punto di vista politico, a mio avviso, rappresenta meglio di qualunque altro il salto di qualità che abbiamo fatto su questa materia dal momento in cui, un anno fa, siamo andati al superamento del Governo Berlusconi e nello stesso tempo dimostra meglio di qualsiasi altro esempio come sia difficile, con maggioranze spurie come quelle che sorreggono un Governo di questa natura, approvare delle riforme che abbiano un’identità, una radicalità più corrispondenti alle aspettative che, su un terreno come questo, vengono, in modo sempre più esplicito, da parte della società civile e dell’opinione pubblica.
Se si vogliono approvare riforme forti, ci vogliono maggioranze politiche, e credo che questa vicenda ce lo dimostri in modo inequivocabile, ma – lo dico con soddisfazione e non con rammarico – abbiamo qualche anno di vita politica sulle spalle per dire che quello che conta è il senso di marcia delle decisioni che si vanno a prendere, e non ho il minimo dubbio sul fatto che il provvedimento in discussione per la sua approvazione definitiva – non ci urta il fatto che sia stata annunciata la richiesta del voto di fiducia, una volta tanto anzi lo salutiamo come una fatto positivo – va nella direzione giusta e colma un ritardo più che decennale che sta nella responsabilità del Parlamento di non aver saputo colmare mentre il fenomeno della corruzione diventava sempre di più qualcosa di diverso da un fenomeno ascrivibile soltanto all’etica dei comportamenti e sempre di più un fattore discriminante della competitività economica del nostro Paese, talché gli osservatori internazionali guardano al nostro Paese dal punto di vista della sua capacità di imprimere un cambiamento proprio su questi aspetti della nostra vita pubblica, politica e amministrativa.
Ho detto e ripeto: se verrà posta la questione di fiducia, come abbiamo sentito, per noi non ci sono problemi, anzi riteniamo che sia un fatto positivo dal momento che così avremo uno slancio maggiore e un tempo maggiore per metterci al lavoro per la redazione di tutte Pag. 13quelle norme delegate che il provvedimento contiene. Va da sé che anche noi sottolineiamo con la massima forza il fatto che non si possa andare alle elezioni politiche della primavera prossima, senza aver approvato almeno i decreti delegati previsti da questo provvedimento sulla incandidabilità, che noi avremmo voluto più incisiva e più cogente già dal momento stesso in cui veniva approvato il provvedimento. Questo non è stato possibile, ma che almeno i decreti delegati vengano tempestivamente varati e approvati. Ce ne sono anche tante altre di norme regolamentari attuative di questo provvedimento che vedranno impegnati il Governo, le Commissioni parlamentari e la struttura amministrativa del nostro Paese e credo che non bisogna assolutamente perdere tempo e mettersi al lavoro per dare seguito, concretezza e attuazione a questo provvedimento.
Credo che questo slancio e questo impegno attuativo che bisognerà mettere nei mesi prossimi relativamente al provvedimento che stiamo approvando, ci debba suggerire un altro concetto importante, che vale adesso per questo tema, ma vale per tante altre materie che riguardano la pubblica amministrazione. Non esiste un’«ora X» per la quale con una bacchetta magica noi interveniamo sulla pubblica amministrazione ed eliminiamo la corruzione. Esiste un complesso di politiche che devono agire sulla pubblica amministrazione con continuità, e il tema della continuità dell’azione sulla pubblica amministrazione per prevenire questi fenomeni è decisivo. Per questo non capisco, se non per una strumentalità politica che, secondo me, va al di là del ragionevole, questo gioco «al più uno», che rischia di non farci cogliere neanche i risultati maturi che questo provvedimento ci consegna, e che ci ha già fatto perdere troppo tempo rispetto al tempo che sarebbe stato sufficiente per approvare un provvedimento di questo tipo.
La continuità dell’azione della politica e della dirigenza amministrativa è fondamentale come quella di critica, di osservazione e di attenzione da parte della società civile per avere un cantiere sempre aperto su questi temi, senza mai illuderci o illudere di aver risolto una volta e per sempre una vera piaga, che ci colloca nella fascia bassa dei Paesi credibili e direi rispettabili nel contesto internazionale.
Per la frequentazione più ravvicinata dei temi legati alla pubblica amministrazione rispetto a quelli più legati al diritto penale, sui quali interverrà la collega Ferranti, volevo riportare qui un giudizio, secondo me molto bello, che questa mattina ho avuto modo di sentire dal direttore generale della Confindustria, Marcella Panucci. Il direttore generale di Confindustria, riferendosi a questo provvedimento, stamattina in un convegno dell’OCSE ha detto: siamo di fronte ad un disegno molto innovativo dove – io dico finalmente – la prevenzione assume pari dignità della repressione. Considero questo giudizio un elemento davvero qualificante del lavoro che si è cercato di fare tra Parlamento e Governo.
Lo considero un vero passo avanti anche rispetto ad un modo di discutere dei problemi della giustizia in questo Paese che in questi vent’anni si è risolto in un urlo contrapposto tra chi vede la giustizia come una minaccia e chi vede la giustizia penale sempre come la soluzione del problema. No, la giustizia penale, rispetto a fenomeni come questo, non è la soluzione del problema! Interviene sempre a valle rispetto ad un fenomeno che invece va, in qualche modo, intercettato, prevenuto, colpito prima! Gli strumenti ci possono essere, basta soltanto non fare spallucce quando si parla, appunto, di azione preventiva e non rimandare sempre tutto alla pena, alla pena, alla pena, quasi che la pena sia la risoluzione taumaturgica di comportamenti che sono scorretti fino all’illegalità. Certo, la pena ci deve essere, deve essere soprattutto severa e certa, ma prima della pena vi è la politica, vi è l’intervento della politica, della cultura politica, che si deve affermare su un tema come quello del contrasto della corruzione.
Vi sono tanti campi entro i quali si può agire per favorire la crescita e l’affermazione Pag. 14di questa politica. Uno è, ad esempio, la semplificazione istituzionale: avere un organismo istituzionale, un’impalcatura istituzionale della Repubblica meno barocca, dove sia più chiaro chi fa cosa, quali sono le funzioni che vengono affidate ai diversi livelli istituzionali, significa porre un freno al rimpallo delle competenze, laddove si annida molto spesso il ricorso alla corruzione per snellire i tempi, perché magari la corruzione si ritiene più economica rispetto alle lungaggini che questi rimpalli comportano. La semplificazione amministrativa, perché i passaggi amministrativi che oggi noi imponiamo attraverso le procedure burocratiche e che abbiamo cercato di snellire dalla legge n. 241 del 1990 in poi, ancora continuano ad essere troppo vischiosi rispetto alla linearità che prevede ad ogni provvedimento amministrativo una risposta certa da parte della pubblica amministrazione. Sono aspetti che vanno a colpire duramente il fenomeno della corruzione e su questo bisognerà ulteriormente lavorare. La trasparenza. La trasparenza, non invocata, anche questa, come una panacea, ma perseguita scientificamente. Diceva bene, giustamente, il Ministro Patroni Griffi stamattina nello stesso convegno che ho già citato: si può anche rendere non trasparente una situazione per eccesso di informazioni, nel senso che si inondano la società civile e i soggetti interessati di una serie di informazioni inutili pur di non far sapere la sostanza. È bene quindi andare ad una disciplina più rigorosa di ciò che va reso pubblico, ma certamente pubblico e trasparente. Norme sull’incompatibilità per la dirigenza e anche per la politica. Tutela di chi denuncia. La tutela di chi denuncia è un punto su cui gli osservatori europei insistono tantissimo e che ritengono essere strategico rispetto alla lotta alla corruzione nella pubblica amministrazione. Rimozione delle situazioni di rischio all’interno della gestione amministrativa, cioè laddove è più facile che, per la natura degli oggetti che si trattano, all’interno della gestione amministrativa si annidino fenomeni di corruttela. Lì bisognerà andare al ricambio, lì bisognerà andare alla rotazione degli incarichi, lì bisognerà essere più presenti con i piani anticorruzione. E poi i codici. I codici di comportamento. Se in un Paese come questo parli di un codice di comportamento la prima cosa che ti fanno è un sorrisino beffardo.

Negli altri Paesi i codici di comportamento sono, invece, l’elemento al quale si fa riferimento per l’autodisciplina delle professioni, per l’autodisciplina delle amministrazioni. Ritengo che questo debba diventarlo sempre di più anche da noi.
Ecco, credo che per queste ragioni noi abbiamo davanti un grande lavoro da fare. Penso che sarà sempre e comunque decisiva la volontà politica di portarlo fino in fondo. Avremo bisogno di professionalità e di impegno anche nuovi rispetto alla nostra tradizione, ma oggi segniamo un elemento di novità, un elemento di discontinuità rispetto al passato che non possiamo che salutare con favore (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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