la politica non è un pranzo di gala

NUVOLOSO

 

Alla crisi della prima Repubblica  e al “rischio” che la sinistra andasse al governo del paese, i poteri  forti, quelli che si annidano negli alti vertici dello stato, nelle gerarchie militari, nel “porto delle nebbie” di Corti dove era normale fare arenare i processi più scomodi, nelle cricche fatte di finanza, appalti, cardinali, magistrati, colonnelli, padroni delle nomine e degli appalti, capaci di orientare le fortune o le disgrazie di aziende, professori, medici, quelli che passarono dai rapporti ambigui con la mafia all’ alleanza organica con le cosche, questa bella gente allora  rispose “ungendo” del sacro crisma Silvio Berlusconi.

Sono poteri che transitati, come una sorta di filo nero mai spezzato definitivamente, dal ventennio fascista al G8 di Genova. Gente che davanti alle stragi e all’omicidio politico non si è mai posta  particolari scrupoli morali. Gente cresciuta e pasciuta dentro la cappa del gioco politico bloccato proprio della guerra fredda  e che ha dimostrato di sapersi raccordare con grande flessibilità nella nuova era della politica dell’alternanza, del primato della finanza, delle cordate economiche costruite con la complicità della politica. Questa è l’Italia, non solo questa è l’Italia, ma anche questa è l’Italia.

Una  zavorra, che ha saputo alimentarsi  del  berlusconismo/leghismo  e che oggi con giovanile rapidità si è spostata    su altri tipi di  populismo per camuffare le proprie responsabilità  nascondendosi dietro a movimenti anti sistema pur  di evitare  che  la si tiri in causa chiamandola  per nome . E’ con questa zavorra che noi abbiamo ancora a che fare.

E’ con questa zavorra, sempre pronta per il “servizio al paese”  a mettersi a disposizione di governi tecnici purché si alimenti il discredito della funzione politica e dei partiti, che noi dobbiamo affrontare gli effetti sociali, politici e istituzionali di una crisi i cui effetti, senza esagerare sono paragonabili a quelli di una guerra.

Guai a sottovalutarla quella gente lì!

In un precedente articolo qu questo blog io mi sono chiesto se l’azione di Renzi  si ponesse nell’ottica di impadronirsi di questo sistema, sostanzialmente sostituendosi a Berlusconi, o lavorasse davvero e non solo a parole per scardinarlo, per rottamarlo per usare una sua espressione.

Certo l’elettorato crede alla seconda opzione e lui è costretto a tenerne conto. Lui e le sue riforme annunciate sono la speranza cui, provvisoriamente, il popolo italiano si è affidato evitando di scegliere di precipitare nella voragine rappresentata dal voto a Grillo. Ma la speranza senza riscontri dura poco, pochissimo.

Non capisco onestamente le accuse che gli vengono rivolte di scarsa discussione , di eccessiva fretta  ad esempio sulla riforma del Senato. Chi le fa o è fuori dal mondo o è in malafede. La discussione è durata anche troppo. E’ urgente una decisione oppure è la palude, molto cara ai poteri di cui sopra.

L’ho sempre saputo e detto: trasformare il senato in senato delle regioni e delle autonomie è uno dei colpi più duri che si possono infliggere al sistema centralistico in cui prosperano i poteri forti e inquinanti.

Il superamento del bicameralismo paritario una delle situazioni più anacronistiche  del nostro paese. Lo diceva Ingrao tanti anni fa, lo diceva Berlinguer nel 1983.

Quanta fatica a cambiare!

E pensate che sia indolore imporre un tetto di 240.000 euro di stipendio onnicomprensivo per quei signori per cui lo stipendio era solo un entrata per le piccole spese poiché le vere entrate erano le consulenze, gli incarichi nei cda, gli arbitrati.

Pensate che rimarranno inermi davanti alla prospettiva  di essere collocati in pensione al raggiungimento dell’età pensionabile i magistrati, i baroni universitari, i primari. Non leggete già le reazioni di autorevoli personaggi della Corte di Cassazione, della Corte dei Conti sempre per il bene del paese ben si intenda!?

E pensate che le Cricche non reagiranno all’arresto di Generali  loro veri garanti in divisa, al fatto che si fanno  saltare i meccanismi olitati e sempre quelli che da Palazzo Chigi o da via XX settembre guidavano le grandi opere, con la copertura dell’emergenza continua e con la scusa sempre buona per i gonzi della burocrazia inefficiente.

Mi posso sbagliare ma siamo in una situazione che fa tremare i polsi. Una situazione pericolosa.

Se questi signori pensavano di aver trovato in Renzi il nuovo Berlusconi da blandire e dietro cui accodarsi, ora hanno un problema quel 40.8% rappresenta una forza tale dal vincolare Renzi  alle riforme, voglio essere malevolo solo per farmi capire bene , al di la della sua stessa volontà.

Quel voto reclama una svolta radicale, un cambiamento radicale, una rivoluzione. Questo dice quel voto. Non è un voto di speranza pacata e serena. E’ un voto di rabbia e disperazione. E’ chiaro questo a tutti noi?

Allora la situazione si fa davvero dura, le forze conservatrici resisteranno e reagiranno, la strada che per il Nostro sembrava così facile e lineare diventerà irta di difficoltà e di pericoli. La politica ci dimostrerà ancora una volta di non essere un pranzo di gala tanto meno in un paese come il nostro che ha partorito il fascismo e sembra di essere capace ancora di partorire mostri.

Qualcuno avvisi i quattordici senatori che si sono autosospesi, forse si sono distratti un attimo.

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