Massimo Vannucci, un anno fa

architect

Se la paura era l’oblio…la paura si è dissolta in un ricordo continuo, sentito, sincero.

Dal diploma di benemerenza riconosciuto dalla prestigiosissima Accademia Raffaello ai suoi familiari; al premio Massimo Vannucci per la ricerca medico scientifica in ambito termalistico; dalla piazza a lui intitolata davanti al teatro Battelli per cui  tanto si adoperò da sindaco, alla targa posta a fianco di quella all’on.Battelli al liceo di Sassocorvaro in occasione del premio Pasquale Rotondi che  Massimo aveva fatto riconoscere come iniziativa di valore nazionale con una legge apposita. Vannucci e Battelli  un binomio che a Massimo piaceva molto e lo inorgogliva perché la sua Macerata Feltria non esprimeva un parlamentare dal 1913 proprio in occasione dell’ultima elezione di Angelo Battelli nel collegio di Urbino.

Battelli rigoroso e fervente repubblicano, Vannucci rigoroso e fervente servitore delle istituzioni della cui assidua dedizione vi è e rimarrà chiara memoria in commissione bilancio, in aula e negli uffici del gruppo.

Il ruolo politico del parlamentare,  a detta di tanti, si confaceva particolarmente alla sua personalità. Lo studio degli atti, l’assidua e fattiva partecipazione ai lavori di commissione, gli interventi in aula sempre appropriati e accuratamente preparati, l’interlocuzione rispettosa con le altre componenti politiche e con il governo, la capacità di mantenere rapporti concreti con il territorio e in particolare con gli amministratori comunali del suo Montefeltro, il rigetto del qualunquismo, del pressapochismo, della demagogia, del populismo del massimalismo come tratto inconfondibile della sua cultura personale e politica.

La sua propensione a svolgere sempre una funzione di governo anche dall’opposizione, perché prima viene l’Italia, i cittadini, le imprese.

Ho ritrovato un articolo de l’Unita’ del 4 novembre 2011, il quarto governo Berlusconi cadrà 12 giorni dopo per lasciare spazio al governo Monti. In quell’articolo sono condensati i fondamentali del pensiero politico di Massimo Vannucci.

1)      il pareggio di bilancio annuale come precondizione, diceva “ tanto entra tanto si spende compreso il costo del debito, non un euro in più”

2)      Una riforma del fisco per favorire la crescita ( egli aveva ben assimilato e portato nella sua esperienza politica il lavoro fatto nella azienda della famiglia, una azienda che lavorò molto all’estero ed egli coltivava ancora quei rapporti con la Libia, con gli Stati Uniti).

3)      Una riforma dello stato sociale orientandolo nettamente verso i giovani.

4)      Una drastica riduzione del debito pubblico attraverso l’uso dei proventi della lotta all’evasione e una decisa azione di alienazioni e liberalizzazioni.

5)      Una lotta senza quartiere all’evasione fiscale i cui proventi una parte andavano vincolati in un fondo per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro.

Ma Massimo non era solo passione autentica per la politica come dimostra il suo lavoro da sindaco, da segretario regionale dei DS. Egli aveva un’ autentica sensibilità e passione per la cultura, il teatro, il cinema, la poesia. Ed era una persona che sapeva ridere e far ridere, che sapeva stare senza l’orpello dei “titoli” ad un tavolo a giocare a scopone con gli amici al bar di Macerata Feltria.

Tutti ricordiamo l’intervento commosso di Pierluigi Bersani quando l’aula di Montecitorio in una atmosfera di grande partecipazione ricordò Massimo. Di quegli interventi che ho riletto attentamente trovo davvero speciale quello di Jleana Argentin che vi invito a rileggere, per la gentilezza dello stile e per quel congedo così sincero e toccante verso una collega che la sorte ha relegato su una carozzina.

Il 25 aprile del 2012 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano venne in piazza del popolo a Pesaro a commemorare la liberazione dal nazi fascismo. Massimo era un fervente antifascista, molto legato all’ANPI e volle che alle sue esequie ci fosse la banda e che suonasse Bella Ciao. Massimo era seduto laddove doveva essere sul palco in prima fila. Io gli ero accanto. Il Presidente gli si avvicinò e con mestizia ma con fare risoluto lo accarezzo sulla guancia, in quella robusta carezza e in quel “tieni duro” che pronunciò c’era tutta la consapevolezza  della fine prossima di Massimo. Massimo era un migliorista, aveva in Napolitano il suo vero riferimento, aveva portato, da deputato al Quirinale un gruppo di miglioristi della provincia di Pesaro e Urbino a salutare il loro “capo” divenuto il Presidente. Oggi Massimo sarebbe orgoglioso di vedere ancora Napolitano su quello scranno combattere con tempra giovanile per tenere la barra a dritta sulla responsabilità istituzionale, sulla scelta europeista, sul rispetto delle istituzioni.

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