MISE: poca trasparenza.(interrogazione a risposta scritta)

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. – Per sapere – premesso che:
in data 13 febbraio 2012, è stata avviata presso il Ministero dello sviluppo economico (MISE) la pubblicità per il conferimento di 2 incarichi di consulenza studio e ricerca di livello dirigenziale generale i cui profili vengono specificati in un apposito allegato, da destinare al Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, gerarchicamente dipendente dal Ministro Passera, ma funzionalmente alle dipendenze del Ministro Barca;

ha suscitato critiche da parte delle Organizzazioni sindacali nazionali della dirigenza la formulazione dei profili professionali richiesti in quanto ricalcano due differenti impostazioni. Infatti al profilo indicato al n. 1, che specifica, in modo ampio, la materia dell’incarico quasi coincidente con le competenze di una Direzione generale – si tratta della Direzione generale per la politica regionale unitaria comunitaria (DGPRUC) le cui competenze sono indicate nell’articolo 15, comma 1 lettera b) e d) del decreto del Presidente della Repubblica n. 197 del 2008, si contrappone il profilo di cui al n. 2 che elenca in modo delineato e circoscritto l’oggetto dell’incarico come se riferito ad attività ovvero ad un progetto in fase di espletamento;

le organizzazioni sindacali nazionali della dirigenza del Ministero dello sviluppo economico, infatti, in una nota di protesta indirizzata al Ministro Passera hanno dato conto che tali diverse impostazioni «potrebbero dar credito ad alcune indiscrezioni secondo cui esiste l’esigenza di dare risposta alle differenti istanze politiche che governano il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, dopo la nomina del nuovo Direttore Generale DGPRUC di provenienza ex Ministero delle attività produttive», pertanto non proveniente dalla struttura tecnica che per lunghi anni è stata diretta dall’attuale Ministro Fabrizio Barca;

le stesse organizzazioni sindacali nazionali inoltre, hanno denunciato che «in un momento di particolare difficoltà, la scelta di attribuire due nuovi incarichi di studio e consulenza di livello dirigenziale generale presso il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica, creandovi una concentrazione del 50 per cento di tali posti (cioè 3 su 6), si presta a notevoli critiche. Infatti presso il medesimo Dipartimento operano già, con compiti di studio e consulenza, i circa 60 esperti componenti dell’UVAL e dell’UVER nonché 5 consulenti per le funzioni connesse al PON-POR 2007-2013»;

alle organizzazioni sindacali nazionali risulta che le due procedure sono state portate a termine: la prima con la nomina di un dirigente di IIo fascia, la seconda con la nomina di un funzionario del Ministero per i beni e le attività culturali (in posizione di fuori ruolo) attualmente in servizio presso il Ministero dello sviluppo economico, ai sensi dell’articolo 19, comma 4 e 6 del decreto legislativo n. 165 del 2001, come ha scritto il Ministro dello sviluppo economico nella proposta di nomina inviata alla Presidenza del Consiglio;

tale ultimo conferimento di incarico di livello dirigenziale generale ad un non appartenente ai ruoli dirigenziali, addirittura di altra amministrazione, ha suscitato particolare sconcerto laddove nel Ministero dello sviluppo economico sono in servizio oltre 150 dirigenti di ruolo, di cui 15 hanno presentato la loro candidatura per il conferimento dell’incarico in questione;

la questione è stata anche oggetto di una denuncia delle organizzazioni sindacali nazionali in data 21 maggio 2012 alla Procura della Corte dei conti ed al Presidente della stessa Corte dei conti, oltre che al Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, con riferimento anche ai criteri generali di trasparenza partecipazione previsti dalla legge n. 241 del 1990, previsti nella direttiva del Ministro dello sviluppo economico del 15 gennaio 2009, di attuazione dell’articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante «Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche», in quanto la procedura è secondo le medesime organizzazioni sindacali stata viziata, fra l’altro, dalla assoluta mancanza di trasparenza, testimoniata dalla mancanza di informazione e motivazione ai dirigenti di ruolo che hanno risposto all’interpello;

l’avvenuta registrazione del provvedimento di nomina del funzionario del Mi- nistero per i beni e le attività culturali da parte della Corte dei conti non sana la possibile illegittimità del conferimento di un incarico di livello dirigenziale generale ad un funzionario, oltretutto in dispregio delle professionalità di dirigenti di ruolo, visto che in passato il Ministero dello sviluppo economico, a causa di illegittimi provvedimenti, sempre registrati dalla Corte dei conti, è stato condannato a risarcire oltre un milione di euro;

è ormai giurisprudenza consolidata (per ultimo Sentenza Cassazione 4 aprile 2012, n. 5369) che il conferimento di «incarichi dirigenziali rivestono la natura di determinazioni negoziali assunte dall’amministrazione con la capacità e i poteri del privato datore di lavoro, le norme contenute nel decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, articolo 19, comma 1, obbligano l’amministrazione datrice di lavoro al rispetto dei criteri di massima in esse indicati, anche per il tramite delle clausole generali di correttezza e buona fede (articoli 1175 e 1375 cod. civ.), applicabili alla stregua dei principi di imparzialità e di buon andamento di cui all’articolo 97 Cost.; tali norme obbligano la P.A. a valutazioni anche comparative, all’adozione di adeguate forme di partecipazione ai processi decisionali e ad esternare le ragioni giustificatrici delle scelte; se l’amministrazione non ha fornito nessun elemento circa i criteri e le motivazioni seguiti nella scelta dei dirigenti ritenuti maggiormente idonei agli incarichi da conferire, è configurabile inadempimento contrattuale, suscettibile di produrre danno risarcibile;

la procedura di conferimento dell’incarico di livello dirigenziale generale di studio e consulenza al funzionario del Ministro per i beni e le attività culturali, non ha, secondo l’interrogante, rispettato i principi ed i criteri generali di trasparenza e partecipazione previsti dalla legge n. 241 del 1990, richiamata nelle premesse della la direttiva del Ministro del 15 gennaio 2009, che regolamenta la procedura presso il Ministero dello sviluppo economico, non essendo stata data alcuna informazione ai dirigenti candidatisi -:

se, stante la dubbia legittimità delle scelte sinora assunte, intendano revocare, in autotutela, l’attribuzione dell’incarico dirigenziale generale di studio e consulenza al citato funzionario del Ministero per i beni e le attività culturali;

in base a quali criteri sia stato accertato che nessun dirigente di ruolo del Ministero dello sviluppo economico non possedeva di requisiti previsti dall’interpello, anche in considerazione del fatto che si tratta di un incarico di studio e non di direzione di una struttura operativa;

se e quando e in che forma, successivamente alla presunta verifica dell’assenza di professionalità interne al Ministero dello sviluppo economico, sia stato reso pubblico l’avviso in base al quale il funzionario del Ministero per i beni e le attività culturali ha presentato il proprio curriculum, e se in base a tale avviso sono stati presentati altri curricula;

se, al contrario, il citato funzionario abbia presentato la propria candidatura contestualmente ed in competizione con i soli ad averne diritto, cioè i dirigenti del Ministero dello sviluppo economico.
(4-18408)

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