Te la do io l’America! Ovvero, dov’è finito il fascino dell’occidente?

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Alexander Stille su Repubblica di lunedì 13 aprile in un bel articolo accompagnava il suo ragionare, da me condiviso, con una serie di dati interessanti.
Nel 2012 per la campagna delle presidenziali americane sono stati spesi 2 miliardi di dollari.
Il signor Koch, imprenditore americano del carbone, ha già annunciato che spenderà 890 milioni di dollari per la prossima campagna delle presidenziali.
Il più grande sostenitore in America di Benjamin Netanyau, Andelson la cui “fortuna” personale ammonta a 30 miliardi di dollari, ha speso nel 2012 decine di milioni capaci di condizionare le opinioni di molti candidati in merito alla politica estera americana.
Il pacchetto di conoscenze di Hillary Clinton viene stimato che abbia un valore economico quantificato in 500 milioni di dollari ( senza contare quelle del marito Bill). Un neofita che si avvicinasse ad una competizione con lei dovrebbe avere la stessa cifra a disposizione per cominciare a competere.
Che democrazia è mai questa? Questa si chiama oligarchia, non democrazia.
Il fatto che dopo la fine dell’Unione Sovietica anche il sistema avverso a quello USA sia in mano ad oligarchi (curioso che il nostro giornalettismo chiami quelli russi oligarchi e gli altri no !) non assolve la degenerazione che l’idea di democrazia conosce di fronte agli occhi del mondo, anzi lo aggrava. Caduto il muro di Berlino si è infatti immaginato che il primato dell’occidente fecondasse per le sua forza economica ma anche per la sua “superiorità” morale il resto del mondo, come un faro illumina la notte.
Sia chiaro in non ho alcuna nostalgia del Muro ne del sistema sovietico, anche se va letto il libro che Sergio Romano dedica al periodo della Guerra Fredda.
Purtuttavia è mio radicato parere che siamo di fronte ad un verticale crollo del “fascino” occidentale sia nella sua variante liberale sia in quella socialdemocratica : il fascino della democrazia, il fascino della libertà, il fascino delle opportunità individuali, il fascino della giustizia sociale.
Parallelamente siamo ormai da decenni di fronte al crollo del valore dell’uguaglianza che per tanti di noi aveva reso non condivisibile ma sopportabile il fatto che si limitassero libertà individuali e collettive in cambio di salute, lavoro, scuola, sanità. Cuba non è stata solo un mito!
Tutto questo “fallimento” che io vedo in maniera congiunta e non distinta fra le componenti ideologiche che hanno animato il novecento sembrano sintetizzabili in una idea geografica: la crisi del Nord del mondo. Dopo averlo dominato e plasmato a sua immagine e somiglianza ora gli rotola addosso e non sa più che fare.
Le conseguenze sono catastrofiche , per ora ( per ora!) in particolare in quel terzo mondo che allora fu terreno di lotta fra le due super potenze e che ha continuato a guardare al nord e all’occidente come ad una speranza. Pensate a questo moto circolare: i migranti scappano dalle guerre verso nord perché a sud cresce la guerra e il fondamentalismo dell’ISIS nelle sue svariate forme; nel frattempo 30.000 uomini provenienti dall’Europa occidentale, da nord, varcano clandestinamente le frontiere, sfidano le leggi dei loro paesi per andare a combattere, a sud, con l’ISIS ( senza contare i caucasici, e quelli che vengono dall’Australia ecc.).
In occidente l’analisi del fenomeno per ora è del tutto superficiale, autoassolutoria, sempre convinta di occuparsi del massimo profitto possibile da trarre da ogni evenienza. E’ incredibile come assomigli alle tattiche suicide che i paesi adottarono nei mesi che precedettero la prima guerra mondiale e poi la nascita del nazismo. La storia sarà anche magistra vitae ma gli studenti sono sempre distratti.
Secondo me per provare a capire l’oggi bisogna riandare agli assetti nati dalla prima guerra mondiale e, solo in parte, modificati dalla seconda, e poi bisogna andare alle guerre di liberazione dal colonialismo.
Prima della sua degenerazione e del conseguente collasso il sistema sovietico ebbe una grande influenza verso i paesi che lottavano per liberarsi dal colonialismo e che non volevano ricadere sotto logiche tribali o vecchie monarchie di stampo feudale. Furono lotte guidate da leaders colti, che avevano in esilio potuto studiare e respirare un aria di modernità.
Molte rivoluzioni anticoloniali in Africa, in medio e estremo oriente, in sud America interloquirono con l’URSS e da essa furono attivamente sostenute. Ma ben presto fu chiara l’azione di super potenza che stava dietro all’impegno dell’Unione Sovietica e i regimi che nacquero da quelle lotte di liberazione degenerarono verso forme autoritarie, corrotte, subalterne ai grandi giochi di potere accompagnati da tanti soldi spesi per armamenti invece che per la crescita sociale ed economica di quei cittadini.
Anche le vecchie potenze coloniali occidentali come la Francia ( leggere l’ultimo libro di Quirico!) e l’Inghilterra presero presto le misure a quei nuovi governanti di paesi poveri ma pieni di speranza e non solo di quella. Il tema era continuare il colonialismo sotto altre forme ovvero attraverso gli affari: energia, diamanti, legname, frutta ecc. e per tenere alto il loro livello di condizionamento giù a mani basse con la corruzione e con azioni tese ad impedire che si affermassero vere statualità ma si mantenessero vive le vecchie divisioni tribali e quindi ancora armamenti profusi a piene mani per mantenere alte le loro rivalità .
Nel frattempo non è che l’America si muovesse facendo garrire le bandiere dei grandi principi liberali. Anzi tutt’altro. Se l’Unione Sovietica si metteva in scia dei movimenti anti coloniali e conquistava spazio nelle nuove “repubbliche popolari”, se le vecchie potenze coloniali europee continuavano a pensare al business, gli americani si alleavano con le monarchie più integraliste, arretrate e medioevali proprio per contrastare l’espansione del ruolo dell’URSS. Sono quelle stesse monarchie che ora troviamo dietro ad al-Quaeda e all’ISIS e che nello stesso tempo offrono alla “coalizione” le loro basi per colpirle con i droni e coi i raid aerei in un guazzabuglio bestiale dove quello che conta di meno è certamente la vita umana.
E l’Europa? L’Europa ha inventato il colonialismo, ha partorito due guerre mondiali, ha visto realizzare il più grande genocidio della storia. Insomma come fascino si può fare meglio.
Però nel contempo ha inventato la democrazia, ha visto crescere la religione più laica che esista ( date a Cesare quello che è di Cesare), ha nonostante ciò tagliato la testa a re e cardinali e cresciuto una forza rivoluzionaria come la borghesia, si è dotata di parlamenti, di suffragio universale e attraverso la democrazia e il ruolo dei grandi partiti di massa ha educato masse enormi di proletari e contadini alla lotta per la loro dignità ed emancipazione.
Ed è su quelle basi culturali che dopo il secondo conflitto mondiale e gli orrori del fascismo e del nazismo, l’Europa, per opera della socialdemocrazia tedesca, svedese dei partiti della sinistra italiana, inglese e francese, ma anche di partiti conservatori importanti che avevano roto totalmente con il fasciamo, ha saputo dare vita ad un modello originale: istituzioni parlamentari molto forti, grandi partiti di massa, forte redistribuzione del reddito, sistema diffuso di protezione sociale, abolizione della pena di morte, emancipazione della donna, tutela dell’infanzia.
Questa è Europa e il suo innegabile fascino. Questo fascino agli occhi del mondo avrebbe potuto ancora oggi essere fortissimo e decisivo verso paesi in cerca di una loro dimensione nuova. Solo se…
Solo se l’avessimo fatta davvero l’Europa; solo se avessimo europeizzato l’America con i nostri valori democratici, con i nostri partiti popolari e di massa, con una politica alla portata di tutti e quindi non in mano ai ricconi e alle lobby, con la nostra idea di welfare e la nostra idea di laicità e giustizia sociale. E invece? Invece abbiamo via via americanizzato l’Europa. Annullato sotto le bandiere della destra la sua originalità. Abbiamo chinato il capo all’abbattimento progressivo di regole capaci di contenere lo strapotere della finanza, delle grandi multinazionali. L’Europa ha rinunciato a fare l’Europa e questo è coinciso con l’arresto del processo di unificazione politica. Cosa siamo oggi? In che cosa si legge l’unità politica dell’Europa e la sua autonomia di giudizio e di azione? Noi ci accodiamo, da oltre 20 anni non facciamo altro che accodarci: sulle regole finanziarie, quelle del mercato, sulla guerra in Iraq e in Afghanistan, e poi la Libia, la Siria, l’Egitto. Noi ci accodiamo e intanto litighiamo fra noi.
Fa impressione in tutto questo il profondo silenzio della grande socialdemocrazia tedesca, quasi che non sia neanche oggi, come altre volte purtroppo è drammaticamente accaduto, capace di prendere in mano un progetto che vada oltre i suoi interessi nazionali. Chi se non la sinistra tedesca può fare oggi da leva per un grande balzo che lasci indietro le tossine della omologazione culturale neoliberista, oggi che l’intera Europa è di fatto tedesca. Sia chiaro non va bene che sia così, ma visto che hanno questa opportunità la usino in chiave europea non in chiave nazionale. Invece no, ancora una volta no, rinunciano a dare respiro al loro ruolo. Chiusi dentro la loro dimensione nazionale perdono consenso verso la destra che è certamente più nazionalista di loro, ma nonostante ciò non promuovono un nuovo protagonismo della sinistra europea e un nuovo internazionalismo.
Così andiamo a sbattere. Senza una vera rifondazione culturale della sinistra europea e una sua ambizione internazionale andremo a sbattere di brutto.
Diamo una occhiata a quei paesi dell’ex blocco sovietico che oggi sono in Europa. L’allargamento è stato di indubbio interesse per la potente economia tedesca. Ma è possibile che proprio loro i tedeschi non vedano in quei paesi un rigurgito di cultura intollerante, para nazista. Informatevi su che ne è del padiglione italiano di Auschwitz, sulle reali ragioni della sua chiusura da parte dei polacchi. Guardate all’Ungheria di Orban. Ai battaglioni messi su dai nazisti in Ucraina. Non si può inseguire solo l’interesse economico e perdere l’anima democratica dell’Europa.
Il fondamentalismo religioso, il terrorismo, l’esplosione in atto in una parte considerevole del mondo non si combatte se non si prosciugano i bacini di disperazione che ci sono nel mondo e nelle periferie delle nostre città., se non si torna a svolgere il ruolo di faro ( esercitare un fascino) di un diverso mondo possibile.
Noi, che siamo nati dalla parte privilegiata del mondo, avremmo, ad esempio, interesse ad accorciare ovunque le distanze fra il più ricco e il più povero e invece ogni statistica e ogni economista denuncia un processo di polarizzazione sempre più spinto: i pochi ricchi sono sempre più ricchi i tanti poveri sono sempre di più e sempre più poveri. Fine della classe media, fine della redistribuzione del reddito, fine delle politiche pubbliche a tutela della grande massa dei cittadini.
Di fronte a tutto ciò perché non dovrebbe passare come un coltello nel burro il messaggio del fondamentalismo: ci hanno sfruttato, hanno occupato le nostre terre, corrotto e sostenuto governanti indecenti, i nostri fratelli che vivono nelle periferie delle loro grandi città hanno un muro insormontabile davanti che gli impedisce di costruire un futuro dignitoso, non ci danno vie d’uscita la fede almeno ci da la certezza della salvezza, l’unicità, la dignità, il coraggio.
E’ per questo che oggi avremmo bisogno di mettere in testa alle priorità la lotta alla povertà, mai come oggi dovremmo associare la parte più evoluta del mondo in una azione contro tutto ciò che aggrava le condizioni ambientali del pianeta, mai come oggi dovremmo avere stati capaci di far prevalere l’interesse collettivo su quello individuale, di proteggere i beni comuni: la scuola, la salute, la sicurezza, il lavoro, mai come oggi avremmo bisogno di dimostrare la forza propulsiva della democrazia, dell’impegno di ogni cittadino per la cosa pubblica e non la sua marginalizzazione a spettatore.
Non basta che si faccia in piccola scala, è una presa di coscienza che deve avere un respiro globale e deve essere portata avanti da un fisico robusto: l’Europa avrebbe questo fisico solo se…Solo se ad esempio la sinistra non avesse timore a rivendicare le ragioni della propria storia e delle proprie lotte, se non ritenesse superato battersi per l’uguaglianza evitando di arrampicarsi sulle opportunità e il merito quando si allargano le discriminazioni di classe per accedere ai servizi primari, se non si facesse abbindolare sulla dissacrazione di tutto ciò che è pubblico o di pubblica utilità, se non arretrasse di un millimetro sul fatto che la politica non è un fatto per ricchi ma un bene pubblico, se la smettesse di girare la testa da un’altra parte quando il censo torna ad essere un elemento discriminante dentro ad una democrazia sempre più malata.
Chi le può fare queste cose, chi può affrontare questi nodi, se non una cultura autenticamente democratica, popolare, di sinistra, europea, con vocazione internazionale. Pensate che le possa fare l’America, la Russia, la Cina? Per carità si deve parlare e collaborare con tutti, trarre da tutti il massimo del loro contributo e smetterla di mettersi le dita negli occhi mentre arriva un tornado. Ma è una nuova sinistra davvero europea che potrebbe avere le carte per muovere il gioco solo che smettesse di essere subalterna culturalmente e chiusa dentro ai suoi recinti nazionali.
Intanto la democrazia diventa sempre più oligarchia, la gente sta sempre peggio e si allontana dall’impegno civile e politico, crescono i movimenti populisti e le nuvole all’orizzonte minacciano brutto tempo.
Disse Karol Wojtyla di fronte al muro di Berlino crollato: è crollato il muro ma guai dimenticare le ragioni che hanno spinto una parte dell’umanità e del mondo a cercare risposte nel comunismo ( citazione a memoria e quindi imperfetta). La critica al capitalismo sembra essere diventata una prerogativa esclusiva dei Papi. Anche questo è un brutto segno dei tempi.

Poche ore dopo aver chiuso questo articolo come tanti di voi mi sono messo davanti alla televisione per vedere l’esito del voto nel Regno Unito. Un “piccolo” partito laburista ha perduto nuovamente le elezioni. La prima internazionale socialista si tenne a Londra, ora del Labour nel mondo si ricordano solo i compensi milionari di Blair per operazioni di mediazione di dubbia utilità. Quando perdi l’anima!!!

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